Abbiamo più volte parlato della vicenda che ha portato oltre 15000 persone ad essere denunciate dagli avvocati del Copy-right Group, a nome di varie compagnie di produzione indipendenti.
La storia ha però, agitato l’opinione pubblica americana alla quale ricorda i metodi usati dalla RIAA, intorno agli anni 2000, che era solita denunciare in massa gli utenti P2P. In seguito, però la forte pubblicità negativa ed anche il fatto che tale sistema non ha portato a diminuzioni dei download illegali, spinsero la RIAA a variare atteggiamento.
Ora alcuni dei principali fornitori di servizi internet, quali la Time Warner Cable e strano a dirsi, la Comcast, stanno già cercando di opporsi ai mandati di comparizione che richiedono agli ISP di rivelare le identità, dietro gli indirizzi IP.
Insieme ad essi sono poi scese in campo l’EFF (Electronic Frontier Foundation) e l’ACLU (American Civil Liberties Union) che, ad esempio, hanno subito notato che 4500 cause potenziali sono state depositate a Washington D:C.
Quindi migliaia di cittadini non possono essere giudicati lontano da dove vivono e senza dare loro adeguata comunicazione o modo di contestare il mandato di comparizione.
Ossia quello che stanno cercando di fare sia l’EFF che l’ACLU è di annullare questi procedimenti di massa e costringere il copy-right Group a citare in giudizio ognuna delle migliaia di persone individualmente, rendendogli,certo, la vita molto più difficile.




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Data: 07 giugno 2010



